Delfino d’acciaio, Palermo di carta: l’Adriatico affonda il sogno di Inzaghi

I rosanero si suicidano all’Adriatico contro l’ultima della classe: Pohjanpalo illude, poi il black-out. L’errore horror di Joronen spalanca la porta a Insigne, Meazzi firma il sorpasso all’87’. Vetta ora a -6: serve un immediato esame di coscienza.

PESCARA – Doveva essere la domenica del grande rilancio, si è trasformata nel capolinea (provvisorio) delle ambizioni di gloria. Il 1° marzo 2026 il Palermo di Filippo Inzaghi cade fragorosamente allo Stadio Adriatico, sconfitto 2-1 da un Pescara che, pur occupando l’ultimo posto in classifica, ha messo in campo una fame sconosciuta ai siciliani. Una sconfitta figlia della presunzione, di un giro palla sterile e di un cortocircuito tecnico che ora vede i rosanero scivolare a 6 punti dal duo di testa formato da Venezia e Monza.   

La Cronaca: l’illusione del “Vichingo” e il suicidio di Joronen

L’avvio di ripresa aveva illuso il popolo rosanero. Al 47′, una combinazione rapida sulla destra libera Jacopo Segre, il cui assist radente viene corretto in rete dalla zampata felina di Joel Pohjanpalo. Per il centravanti finlandese è il 17° sigillo in campionato, una rete che sembrava aver messo in ghiaccio la pratica contro il fanalino di coda.   

Ma la sicurezza del Palermo si sgretola appena otto minuti dopo. Al 55′, Jesse Joronen decide di vestire i panni del Babbo Natale fuori stagione: un rinvio completamente sballato del portiere regala palla a Di Nardo, che serve di testa Lorenzo Insigne. Il “Magnifico” non perdona e con un tocco di punta rasoterra firma l’1-1, mandando in tilt le certezze rosanero. Da quel momento, il Palermo scompare: il pressing asfissiante del Pescara di Gorgone toglie ossigeno a Ranocchia e compagni, rendendo la manovra lenta e prevedibile.   

Il colpo del KO arriva all’87’. Lorenzo Meazzi si inventa un’incursione centrale; il suo destro dal limite, sporcato da una deviazione sfortunata di Pietro Ceccaroni, beffa l’immobile Joronen per il definitivo 2-1.   

Analisi Tattica e Psicologica

Il Palermo visto in Abruzzo è una squadra senza anima, vittima della propria bellezza estetica. Il 3-4-2-1 di Inzaghi è apparso svuotato di quella cattiveria agonistica necessaria in Serie B. La gestione dei ritmi è stata deficitaria: dopo il vantaggio, invece di affondare il colpo con una ripartenza letale, la squadra si è arroccata in un blocco basso timoroso, invitando il Pescara all’assalto.   

Nonostante i tentativi di raddrizzare la gara con gli ingressi di Jérémy Le Douaron e Claudio Gomes (subentrato a Segre al 74′ e attivo fino al triplice fischio), i rosanero non sono mai riusciti a riprendere il comando delle operazioni, subendo la verticalità e l’aggressività degli abruzzesi.   

Inzaghi a fine gara è stato categorico: “Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza, le corazzate non esistono”. Parole che sanno di monito per un ambiente che deve ritrovare umiltà. Mercoledì contro il Mantova al Barbera servirà una reazione immediata per non veder svanire definitivamente il sogno della promozione diretta.   

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