Pagelle Palermo FC: La Maturità dei Marcatori e la Solidità del Capitano

JORONEN 6: Vive un pomeriggio di ordinaria amministrazione, chiamato in causa raramente dalla timida manovra offensiva avellinese. È costretto ad alzare bandiera bianca al 57′ per un problema fisico che andrà valutato in vista di Frosinone. (Dal 57′ GOMIS 6: Torna in campo dopo un anno e mezzo di assenza dalle gare ufficiali. Nonostante un po’ di comprensibile ruggine, si dimostra reattivo nel finale sulla conclusione di Russo, trasmettendo sicurezza al reparto ).

PEDA 6.5: Schierato titolare da Inzaghi, risponde con una prova di grande pulizia tattica. Perfetto nelle chiusure preventive, argina senza affanni le folate laterali degli ospiti e prende in mano la gestione del pallone nei minuti finali.

BANI 7: Il “Capitano” sfoggia la solita prestazione da leader. Annulla letteralmente Patierno, vincendo ogni duello aereo e guidando la linea con una padronanza difensiva d’altri tempi. Esce all’84’ tra gli applausi del Barbera dopo aver accusato qualche acciacco fisico. (Dall’84’ MAGNANI 6: Pochi minuti per lui, ma gestisce con saggezza i palloni che transitano nella sua zona ).

CECCARONI 6: Una gara di puro contenimento e supporto alla manovra. Anche se talvolta non è impeccabile nelle scelte di passaggio, i suoi scambi sulla catena di sinistra con Augello rimangono una costante affidabile del gioco rosanero.

PIEROZZI 6.5: Spinge con continuità sulla fascia destra e mette in crisi la retroguardia ospite. È lui a subire il durissimo intervento di Izzo che costa il rosso al difensore campano e spiana la strada al Palermo. Esce a fine primo tempo proprio per i postumi del fallo subito. (Dal 46′ GYASI 6: Entra per garantire equilibrio in superiorità numerica. Si sacrifica molto in fase di copertura, rimediando un giallo per un intervento su Sala, ma garantendo la consueta sostanza ).

SEGRE 6.5: Dinamismo e inserimenti. Dai suoi piedi nasce la conclusione che porta al tap-in (poi annullato) di Le Douaron. È il polmone del centrocampo, prezioso sia nel recupero palla che nella transizione offensiva. (Dal 71′ GIOVANE 6: Entra per dare freschezza alla mediana e gestire il possesso palla nel momento del bisogno ).

RANOCCHIA 7.5: Lo “Sciamano” incanta il Barbera. Detta tempi e geometrie con una calma olimpica e chiude il match all’82’ con un inserimento perfetto e un piatto destro chirurgico. Per Inzaghi è un giocatore “sprecato per la Serie B”, e ieri lo ha dimostrato ancora una volta.

AUGELLO 6.5: Una spina nel fianco costante sulla sinistra. Pennella cross interessanti per Pohjanpalo e garantisce ampiezza alla manovra, costringendo Cancellotti a una gara di sola sofferenza.

A. PALUMBO 7.5: Il “Mago” apre le danze con un capolavoro balistico al 12′: un mancino a giro che accarezza il palo e si insacca. È l’anima creativa della squadra, capace di strappi che rompono gli equilibri. Esce stremato dai crampi al 71′. (Dal 71′ VASIC 6: Si inserisce bene nei meccanismi di palleggio, cercando di sfruttare gli spazi concessi da un Avellino ormai stanco ).

LE DOUARON 7: Uomo assist in occasione dell’1-0, dove serve a Palumbo il pallone del vantaggio. Solo il VAR e una posizione di fuorigioco millimetrica gli negano la gioia personale nella ripresa. Combattivo e sempre nel vivo del gioco.

POHJANPALO 7: Non segna, ma il suo lavoro per la squadra è monumentale. Protegge palla, fa salire i compagni e serve a Ranocchia un assist al bacio con un “dai e vai” da manuale per il raddoppio definitivo. Il pilastro su cui si poggia l’intero attacco di Inzaghi.

ALL. FILIPPO INZAGHI 7: Nonostante la febbre che lo ha tormentato alla vigilia, disegna un Palermo cinico e padrone del campo. Gestisce bene i cambi e la superiorità numerica, portando a casa tre punti fondamentali per continuare a sognare la promozione diretta.

Siete d’accordo ?

La Pasqua del Mago e dello Sciamano: Il Palermo stende l’Avellino e vede la Serie A

Palumbo e Ranocchia firmano il 2-0 sotto gli occhi di Mattarella; rosanero al quarto posto e pronti allo scontro diretto di Frosinone.

Ieri pomeriggio, nello scenario di un “Renzo Barbera” ribollente di passione pasquale, il Palermo ha superato l’Avellino per 2-0 nella 33ª giornata di Serie B, grazie alle reti di Antonio Palumbo e Filippo Ranocchia. La squadra di Filippo Inzaghi, spinta da oltre 25.000 tifosi e dalla presenza illustre del Presidente Mattarella, ha legittimato un dominio territoriale agevolato dall’espulsione di Izzo al 42′, consolidando una striscia di 19 risultati utili nelle ultime 21 gare. Questo successo proietta i siciliani a quota 61 punti, a una sola lunghezza dal podio, in vista del decisivo scontro al vertice contro il Frosinone.

Una cornice istituzionale per un Palermo d’altri tempi

Non capita capita tutti i giorni di giocare una partita di calcio sotto lo sguardo attento della prima carica dello Stato. La presenza di Sergio Mattarella in Tribuna Autorità ha conferito al match una solennità quasi mistica, trasformando una domenica di Pasqua in un evento di caratura nazionale. Il Barbera, vestito a festa con il rosa e il nero che si stagliavano contro l’azzurro del cielo siciliano, ha risposto con una coreografia spontanea di sciarpe e cori, accogliendo il Presidente con un calore che sapeva di orgoglio cittadino e appartenenza. Per il Palermo FC, questa non è stata solo una partita, ma l’ennesima dimostrazione di come la società sia cresciuta, diventando un asset centrale non solo sportivo ma culturale per la città.In campo, la tensione era palpabile. La vittoria del Frosinone nel primo pomeriggio contro il Padova aveva messo i rosanero con le spalle al muro: vincere era l’unico modo per tenere vivo il sogno della promozione diretta. Filippo Inzaghi, sebbene reduce da qualche linea di febbre che aveva costretto il vice Maurizio D’Angelo a presentarsi in conferenza alla vigilia, ha disegnato una squadra coraggiosa, consapevole che i dettagli avrebbero fatto la differenza in una sfida contro un Avellino ferito ma orgoglioso.

Scacchiere tattico: Il 3-4-2-1 di Inzaghi contro la densità di Ballardini

scelta di Filippo Inzaghi è stata all’insegna della continuità tattica, affidandosi a quel 3-4-2-1 che ha garantito equilibrio e solidità negli ultimi tre mesi di campionato. Tra i pali, nonostante i dubbi legati ai viaggi transoceanici con le nazionali, è stato confermato Jesse Joronen, mentre la linea difensiva ha visto il ritorno da titolare di Patryk Peda accanto al leader Mattia Bani e all’affidabile Pietro Ceccaroni.

L’assenza per squalifica di Rui Modesto ha aperto le porte a Niccolò Pierozzi sulla destra, mentre sul binario opposto Tommaso Augello ha garantito la consueta spinta. Il cuore del centrocampo è stato affidato alla geometria di Filippo Ranocchia e alla dinamicità di Jacopo Segre, con il compito di filtrare le linee di passaggio di un Avellino molto folto in mediana. Sulla trequarti, l’estro di Antonio Palumbo e la fisicità di Jérémy Le Douaron hanno agito alle spalle del terminale offensivo Joel Pohjanpalo, il “vichingo” incaricato di scardinare la difesa irpina.Dall’altra parte, Davide Ballardini, un ex mai dimenticato dalla piazza palermitana, ha risposto con un 4-3-1-2 volto a intasare gli spazi centrali. Con Giovanni Daffara a protezione della porta, la difesa a quattro composta da Cancellotti, Simic, Izzo e Sala ha cercato di mantenere il blocco basso per limitare le imbucate rosanero. A centrocampo, la qualità di Palmiero e Sounas ha provato a innescare il trequartista Martin Palumbo, omonimo del fantasista del Palermo, a supporto del duo d’attacco Biasci-Patierno

Passione Rosanero: Il Ruggito del Barbera nel Giorno di Pasqua

Cari lettori di PalermoCityBlog, bentornati in redazione!

Siamo alla vigilia di una sfida che profuma di storia e di un’intensità che solo il Sud sa regalare. Domenica di Pasqua, il Renzo Barbera si prepara a indossare l’abito delle grandi occasioni per il match contro l’Avellino. Non è solo una partita di cartello; è il momento di dimostrare se la maturità acquisita nel silenzio operoso di Torretta è pronta a trasformarsi in pura energia agonistica davanti a un pubblico che si preannuncia caldissimo.

In conferenza stampa il clima è apparso sereno ma estremamente concentrato. Il focus non è sul singolo, ma sull’ingranaggio collettivo. La preparazione a Torretta, seppur blindata per preservare la tranquillità del gruppo, ha lavorato molto sulla precisione nelle transizioni positive e sulla solidità dei braccetti di difesa, chiamati a una prova di grande attenzione contro le punte irpine.

Analisi Tattica: Equilibrio e Verticalizzazioni

Il Palermo che vedremo in campo dovrà essere chirurgico. I dati degli ultimi match ci dicono che la squadra sta alzando il baricentro, cercando di dominare il gioco attraverso un possesso palla meno sterile e più verticale.

  • La Fase Difensiva: Fondamentale sarà il lavoro di filtro a centrocampo per evitare che l’Avellino trovi spazio tra le linee. La compattezza del reparto arretrato è la base su cui costruire la vittoria.
  • Sviluppo del Gioco: Ci si aspetta una spinta costante sulle fasce per scardinare la difesa avversaria, cercando di sfruttare i cross per la fisicità dei nostri attaccanti.
  • Mentalità: Il tecnico ha sottolineato come la gestione dei momenti morti della partita sarà decisiva. Non bisogna concedere nulla.

Il Fattore “Dodicesimo Uomo”

Il Barbera non è uno stadio qualunque, è un catino che può spostare gli equilibri. Giocare a Pasqua davanti a migliaia di cuori rosanero deve essere uno stimolo, non una pressione. La squadra ha recepito il messaggio: a Torretta si è respirata un’aria di grande consapevolezza. La filosofia del City Group sta portando quel professionismo internazionale che, unito al calore identitario della nostra terra, può davvero fare la differenza in questo finale di stagione.


L’assenza di riferimenti al passato è ormai metabolizzata: questo è il Palermo del presente, un gruppo coeso dove ogni elemento della rosa sa esattamente cosa fare quando scende in campo. La tattica è chiara, la condizione fisica è ottimale, ora spetta al campo parlare.

Considerando le caratteristiche aggressive dell’Avellino a centrocampo, ritenete che un assetto con il regista basso supportato da due mezzali di inserimento sia la chiave corretta, o preferireste vedere una squadra più coperta con un doppio mediano davanti alla difesa?

Bani-ficenza a Padova: il capitano scaccia i fantasmi e riporta il Palermo in alta quota

Una rete di Mattia Bani al novantaduesimo regala tre punti d’oro ai rosanero in una sfida epica all’Euganeo. Nonostante l’inferiorità numerica per l’espulsione di Rui Modesto, la squadra di Inzaghi piega il Padova e blinda il quarto posto.

Sabato 21 marzo 2026, nella cornice dello Stadio Comunale Euganeo, il Palermo FC ha ottenuto una vittoria fondamentale per 0-1 contro il Padova nella trentaduesima giornata del campionato di Serie B. La sfida, decisa da una zampata del capitano Mattia Bani in pieno recupero, ha visto i siciliani resistere per oltre settanta minuti in dieci uomini a causa del cartellino rosso diretto rimediato da Rui Modesto al venticinquesimo del primo tempo. Questo successo interrompe un momento di appannamento per la squadra di Filippo Inzaghi, che sale a quota 54 punti in classifica, mantenendo vive le speranze di promozione diretta e rispondendo con carattere alle critiche seguite agli ultimi passi falsi contro Monza e Juve Stabia.

Il ruggito del capitano in una valle di lacrime e sudore

La vittoria ottenuta in terra veneta non è soltanto un mero aggiornamento statistico della classifica, ma rappresenta un punto di svolta emotivo per l’intera stagione rosanero. Il Palermo arrivava a questa trasferta con il peso di una pressione asfissiante: la sconfitta per 3-0 contro il Monza e il pareggio interno beffardo contro la Juve Stabia avevano minato alcune certezze tattiche, facendo scivolare la squadra a sei lunghezze dalla vetta. Filippo Inzaghi, veterano di mille battaglie e specialista in promozioni, aveva caricato l’ambiente alla vigilia chiedendo una prova di nervi e orgoglio. La risposta sul campo è stata un inno alla resilienza, incarnata perfettamente da Mattia Bani, difensore col vizio del gol che sta vivendo una seconda giovinezza all’ombra di Monte Pellegrino.La partita si è sviluppata su binari di sofferenza estrema. Il Padova, pur occupando una posizione di metà classifica, ha giocato la gara della vita, sospinto da un Francesco Di Mariano in formato extra-lusso, desideroso di mostrare il proprio valore contro la squadra della sua città. Tuttavia, il cuore rosanero ha battuto più forte delle avversità arbitrali e della stanchezza accumulata in una settimana che prevedeva tre impegni ravvicinati. Il gol al novantaduesimo non è stato un caso fortuito, ma il premio per una fase difensiva che, nonostante l’uomo in meno, ha concesso pochissimo agli avversari, grazie a un Jesse Joronen semplicemente insuperabile tra i pali.

ASSALTO ALLA CORAZZATA: IL PALERMO DI INZAGHI SOGNA IL SORPASSO A MONZA NELLA NOTTE DELLE OTTO FINALI

All’U-Power Stadium va in scena lo scontro diretto per la Serie A: 4.000 cuori rosanero spingono Pohjanpalo e compagni verso il secondo posto. Inzaghi: “Siamo forti come loro, giochiamocela senza paura”.

Oggi pomeriggio alle 17:15, il Palermo di Filippo Inzaghi affronta il Monza in una sfida che profuma di promozione diretta, valida per la trentesima giornata di Serie B. Con i brianzoli secondi a quota 60 e i siciliani quarti a 57, il match dell’U-Power Stadium rappresenta il crocevia definitivo per le ambizioni di gloria del City Football Group. I rosanero arrivano all’appuntamento con la miglior difesa del torneo e l’entusiasmo trascinante di una piazza che vede il traguardo finalmente a portata di mano. Una vittoria oggi significherebbe aggancio in classifica e sorpasso morale su una delle candidate principali al salto di categoria.

Il clima in casa Palermo è elettrico, alimentato dalle parole di un Pippo Inzaghi apparso carico e consapevole durante l’ultima conferenza stampa. Il tecnico piacentino ha definito il Monza una vera e propria “corazzata”, un organico costruito con interpreti da Serie A, ma ha subito alzato l’asticella per i suoi: “Rispetto all’andata ci siamo avvicinati sensibilmente; oggi sappiamo di essere forti come loro”. La filosofia del mister è chiara: non sarà una partita da “dentro o fuori”, ma la prima di otto “finali” che separano la Sicilia dal sogno più grande. Il tecnico ha insistito sulla forza del gruppo, citando l’esempio di Samuel Giovane come simbolo di chi, pur partendo dalla panchina, può risultare decisivo negli ultimi dieci minuti.

Dal punto di vista tattico, Inzaghi sembra intenzionato a confermare il collaudato 3-4-2-1, cercando di sfruttare la verticalità e il momento di grazia dei suoi interpreti offensivi. Tra i pali agirà l’insostituibile Jesse Joronen, protetto da un terzetto difensivo che vede però il dubbio legato alle condizioni di Patryk Peda, monitorato per un problema alla caviglia. Se il polacco non dovesse farcela, è pronto Bartosz Bereszynski per completare il reparto con Mattia Bani e Pietro Ceccaroni. A centrocampo, la coppia Filippo RanocchiaJacopo Segre avrà il compito di fare filtro e ripartire, con Tommaso Augello e Niccolò Pierozzi a presidiare le corsie esterne.

La vera arma del Palermo risiede però sulla trequarti, dove la qualità di Antonio Palumbo (già 10 assist in stagione) agirà in tandem con l’imprevedibilità di Jérémy Le Douaron. I due dovranno rifornire di palloni giocabili il “Vichingo” Joel Pohjanpalo, capocannoniere del torneo con 20 centri, determinato a ritrovare il gol in uno scontro diretto. In panchina scalpita Dennis Johnsen pronto a subentrare per spaccare la partita o per agire da centrocampista aggiunto in fase di non possesso, come spesso richiesto dal mister per garantire equilibrio.

L’incognita principale resta il Monza di Paolo Bianco, ferito dal pesante 4-2 subito contro lo Spezia e voglioso di riscatto davanti al proprio pubblico. I brianzoli recuperano pezzi importanti come Ravanelli e Azzi, ma dovranno fare i conti con la pressione di un Palermo che non sarà solo: sono attesi oltre 4.000 tifosi rosanero in Lombardia, un esodo che Inzaghi ha commentato con orgoglio, definendolo “qualcosa che succede solo a Palermo”. La solidità difensiva siciliana sarà messa alla prova dal talento di Andrea Colpani e dal peso offensivo del duo PetagnaCutrone, in un match dove i dettagli e la gestione dei cinque cambi faranno la differenza tra un pareggio tattico e un trionfo storico.

Dopo la sfida odierna, il calendario non concederà tregua: il Palermo dovrà guardarsi anche dal Frosinone, impegnato in contemporanea contro il Cesena, in un valzer di posizioni che sta rendendo questa Serie B una delle più avvincenti degli ultimi anni. La volata per la promozione diretta entra nel suo momento più caldo, e uscire indenni dall’U-Power Stadium metterebbe i rosanero in una posizione di assoluto privilegio per lo sprint finale di aprile.

Delfino d’acciaio, Palermo di carta: l’Adriatico affonda il sogno di Inzaghi

I rosanero si suicidano all’Adriatico contro l’ultima della classe: Pohjanpalo illude, poi il black-out. L’errore horror di Joronen spalanca la porta a Insigne, Meazzi firma il sorpasso all’87’. Vetta ora a -6: serve un immediato esame di coscienza.

PESCARA – Doveva essere la domenica del grande rilancio, si è trasformata nel capolinea (provvisorio) delle ambizioni di gloria. Il 1° marzo 2026 il Palermo di Filippo Inzaghi cade fragorosamente allo Stadio Adriatico, sconfitto 2-1 da un Pescara che, pur occupando l’ultimo posto in classifica, ha messo in campo una fame sconosciuta ai siciliani. Una sconfitta figlia della presunzione, di un giro palla sterile e di un cortocircuito tecnico che ora vede i rosanero scivolare a 6 punti dal duo di testa formato da Venezia e Monza.   

La Cronaca: l’illusione del “Vichingo” e il suicidio di Joronen

L’avvio di ripresa aveva illuso il popolo rosanero. Al 47′, una combinazione rapida sulla destra libera Jacopo Segre, il cui assist radente viene corretto in rete dalla zampata felina di Joel Pohjanpalo. Per il centravanti finlandese è il 17° sigillo in campionato, una rete che sembrava aver messo in ghiaccio la pratica contro il fanalino di coda.   

Ma la sicurezza del Palermo si sgretola appena otto minuti dopo. Al 55′, Jesse Joronen decide di vestire i panni del Babbo Natale fuori stagione: un rinvio completamente sballato del portiere regala palla a Di Nardo, che serve di testa Lorenzo Insigne. Il “Magnifico” non perdona e con un tocco di punta rasoterra firma l’1-1, mandando in tilt le certezze rosanero. Da quel momento, il Palermo scompare: il pressing asfissiante del Pescara di Gorgone toglie ossigeno a Ranocchia e compagni, rendendo la manovra lenta e prevedibile.   

Il colpo del KO arriva all’87’. Lorenzo Meazzi si inventa un’incursione centrale; il suo destro dal limite, sporcato da una deviazione sfortunata di Pietro Ceccaroni, beffa l’immobile Joronen per il definitivo 2-1.   

Analisi Tattica e Psicologica

Il Palermo visto in Abruzzo è una squadra senza anima, vittima della propria bellezza estetica. Il 3-4-2-1 di Inzaghi è apparso svuotato di quella cattiveria agonistica necessaria in Serie B. La gestione dei ritmi è stata deficitaria: dopo il vantaggio, invece di affondare il colpo con una ripartenza letale, la squadra si è arroccata in un blocco basso timoroso, invitando il Pescara all’assalto.   

Nonostante i tentativi di raddrizzare la gara con gli ingressi di Jérémy Le Douaron e Claudio Gomes (subentrato a Segre al 74′ e attivo fino al triplice fischio), i rosanero non sono mai riusciti a riprendere il comando delle operazioni, subendo la verticalità e l’aggressività degli abruzzesi.   

Inzaghi a fine gara è stato categorico: “Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza, le corazzate non esistono”. Parole che sanno di monito per un ambiente che deve ritrovare umiltà. Mercoledì contro il Mantova al Barbera servirà una reazione immediata per non veder svanire definitivamente il sogno della promozione diretta.   

Le Pagelle di Palermo-Sudtirol

Ecco le pagelle dei rosanero dopo il trionfo del Barbera, con un Palermo che ha mostrato una compattezza da categoria superiore.

Joronen 6.5: Definito un “monaco zen” per la sua calma olimpica, si fa trovare prontissimo in avvio su Casiraghi, blindando la porta con sicurezza .

Peda 6.5: Rientra nel terzetto difensivo e non trema. Ha il merito di avviare l’azione del 3-0 con un lancio lungo millimetrico che pesca Ceccaroni in area .

Bani 7: Monumentale. Guida la difesa con autorità e cancella Merkaj dal campo, confermandosi il pilastro insostituibile della retroguardia di Inzaghi .

Ceccaroni 7.5: Il difensore con i piedi da trequartista. Oltre alla solita solidità, si regala una perla d’antologia: controllo in area e pallonetto morbido per il tris che chiude i giochi .

Pierozzi 6.5: Continua la sua stagione da sogno. Spinge con una costanza impressionante sulla fascia destra, costringendo il Sudtirol a restare sempre basso .

Segre 7: Cuore e polmoni del centrocampo. Ha l’intelligenza di fiondarsi su un pallone vagante guadagnando il rigore (dopo revisione VAR) che sblocca il match .

Ranocchia 7: Il metronomo del Barbera. Sfiora il gol due volte nel primo tempo con conclusioni velenose e detta i tempi del pressing con una ferocia agonistica contagiosa .

Augello 6.5: Un treno sulla sinistra. Ara la fascia per 90 minuti e sfiora il poker nel finale con un fendente che impegna severamente Adamonis .

Palumbo 6.5: Qualità pura tra le linee. Non dà punti di riferimento alla difesa bolzanina e inventa corridoi illuminanti per le punte .

Le Douaron 7.5: Una minaccia costante. Il suo sinistro chirurgico per il 2-0 è un mix di coordinazione e precisione. Raggiunge quota 5 gol stagionali e sembra non volersi più fermare .

Pohjanpalo 8: Semplicemente il “Vichingo”. Segna il rigore del vantaggio (17° centro in campionato), pulisce ogni pallone sporco e trascina la squadra con un carisma da leader assoluto .

All. Inzaghi 7.5: Il suo Palermo è una macchina perfetta che sprizza “cuore e sudore”. Quattordicesimo risultato utile consecutivo e una gestione tattica che non ha lasciato scampo a Castori .

VORTICE ROSANERO: POHJANPALO E CECCARONI DA URLO, IL BARBERA SOGNA LA “A”

Il Palermo travolge 3-0 il Sudtirol con le firme del “Vichingo”, di Le Douaron e una perla di Ceccaroni. Inzaghi vola: 14° risultato utile consecutivo e podio della B a un passo.

Un Palermo formato corazzata liquida la pratica Sudtirol con un tris d’autore che fa esplodere i 25.000 del Barbera . Sotto il segno del “cuore e del sudore” invocato da Filippo Inzaghi alla vigilia, i rosanero hanno dominato la gara mettendo in mostra una condizione fisica e mentale straripante .

La sfida si sblocca al 21′ grazie alla freddezza di Joel Pohjanpalo, che trasforma un rigore (assegnato dopo on-field review per fallo di Adamonis su Segre) firmando il suo 17° centro stagionale . Il raddoppio arriva al 38′ con un fendente chirurgico di Jérémy Le Douaron, abile a capitalizzare un recupero sulla trequarti. Nella ripresa, al 51′, Pietro Ceccaroni decide di vestire i panni del fantasista: inserimento perfetto su lancio di Ranocchia e pallonetto morbido che scavalca il portiere ospite per il definitivo 3-0 . Con questo successo, il Palermo blinda il quarto posto a quota 51 punti, proseguendo una marcia trionfale che non conosce soste da quattordici turni .

Palermo, vietato guardare la classifica: il ‘metodo Inzaghi’ per blindare la promozione un centimetro alla volta”

Dimenticate il Venezia, spegnete le calcolatrici. Il Palermo Calcio di Pippo Inzaghi ha un solo dogma: il prossimo allenamento. Al Barbera non si festeggia in anticipo, si suda per guadagnarsi il diritto di sognare.

Il segreto del primato non è nei nomi, ma nell’atteggiamento. Inzaghi ha trasmesso alla squadra quella ferocia agonistica che lo caratterizzava da giocatore: “Viviamo partita per partita”, ripete come un mantra. Ma dietro le parole ci sono i fatti.

I dati del City Group mostrano che il Palermo Calcio è la squadra che percorre più chilometri ad alta intensità della categoria: 12.4 km di media per i centrocampisti. Non è solo corsa, è pressing coordinato.

  • Pohjanpalo è il primo difensore: i suoi recuperi nella trequarti avversaria sono aumentati del 20% nell’ultimo mese.
  • La solidità: Subiamo meno tiri in porta perché la squadra resta “corta”, con una distanza tra i reparti che non supera mai i 25 metri.

Mentre a Manchester si studia la strategia globale, qui si studia come scardinare le difese chiuse delle “piccole”. Perché la Serie A si vince sporcandosi le maglie nei campi di provincia, non solo con le luci della ribalta. Il DNA del City Group si fonde con la grinta del Sud: tecnologia e cuore.

Inzaghi ha ragione: l’euforia è il peggior nemico. La squadra è in bolla, protetta da una società che non lascia nulla al caso. Ogni partita è una battaglia a sé e sottovalutare l’avversario di turno sarebbe il peccato originale. Il “Vichingo” Pohjanpalo è pronto a caricare, ma servirà l’apporto di tutti, dai titolari a chi subentra al 90′.

E voi, picciotti, siete d’accordo con la filosofia di Pippo? Meglio volare bassi o è giusto iniziare a sentire il profumo di Serie A? Scatenatevi nei commenti!